Colombia 2019

Colombia, un paese da scoprire.

E’ il 25 gennaio e non vediamo l’ora di partire per la nostra avventura in un paese che ci ha sempre affascinato, la Colombia! Meta ormai sdoganata al turismo ma ancora non vista di buon occhio da chi riesce ad associare a questo paese solo il narcotraffico, la Farc, Pablo Escobar e via discorrendo. Se si riesce ad andare oltre a quelli che ormai sono diventati tanti luoghi comuni si ha il privilegio di scoprire un paese che ha davvero tanto da offrire e che, come una fenice, sta rinascendo dalle proprie ceneri, certo non senza difficoltà. Con il senno di poi probabilmente sarebbe valsa la pena spostarsi anche in zone un po' meno “famose” rispetto all’itinerario battezzato, proprio perché una volta arrivati ci siamo resi conto di come la percezione che molti ancora hanno in merito alla presunta “poca sicurezza” sia davvero, ad oggi, piuttosto infondata e certamente limitata a zone facilmente escludibili, basta come sempre partire con consapevolezza, buon senso e soprattutto conoscenza del paese che si va a visitare.
Non mi dilungo oltre ed inizio con le informazioni pratiche e il nostro itinerario.

25 gennaio: partenza dall’Italia e arrivo Bogotà tardo pomeriggio
26 gennaio: visita città
27 gennaio: trasferimento bus Villa de Leyva e visita del paese
28 gennaio: trasferimento bus a San Gil e visita parco degli alberi Gallineral
29 gennaio: bus per Barichara e camino real fino a Guane, rientro San Gil e bus notturno per Rioacha
30 gennaio: Rioacha
31 gennaio: inizio tour penisola Guaijra (Cabo de la Vela)
1 febbraio: tour penisola (Punta Gallinas)
2 febbraio: rientro a Rioacha nel primo pomeriggio
3 febbraio: tour riserva fenicotteri
4 febbraio: transfer per Cartagena (driver + minibus)
5 febbraio: Cartagena
6 febbraio: Cartagena
7 febbraio: partenza per Isla Mucura (traghetto)
8 febbraio: Isla Mucura
9 febbraio: Isla Mucura
10 febbraio: rientro a Cartagena  (traghetto)
11 febbraio: mattina volo per Medellin, pomeriggio visita comuna 13
12 febbraio: mattina bus per Salento
13 febbraio: trekking Valle Cocora (con jeep da Salento)
14 febbraio: visita Filanda con jeep da Salento, nel tardo pomeriggio volo per Bogotà
15 febbraio: mattina visita Cerro Monserrate poi nel pomeriggio volo rientro in Italia
16 febbraio: arrivo in Italia

25– 27 gennaio Bogotà
Volo Iberia dall’Italia (circa € 610,00 a testa), arrivo nel tardo pomeriggio con un’ora e mezza di ritardo, il taxi prenotato tramite l’hostal non c’è ma, poco male, ne prendiamo uno dei tanti altri posizionati proprio fuori dall’aeroporto, il costo è lo stesso (50.000 pesos). L’hostal CQ Candelaria (booking circa 50 euro per due notti) si trova nel quartiere Candelaria e davvero non ci aspettavamo un quartiere così caratteristico nel cuore di una città come Bogotà. Durante il tragitto in taxi capiamo subito di aver fatto la scelta giusta, non amiamo le grandi città, l’atmosfera grigia di cemento e traffico, la Candelaria ha un aspetto più umano, più vivo e notiamo subito i piccoli e accoglienti locali come pub e ristoranti. Non altrettanto accogliente è il nostro hostal, la posizione è ottima ma tutto il resto lascia alquanto a desiderare, decisamente non lo consiglieremmo. Ci consoliamo cenando alla Chopperia, un locale carinissimo poco distante, ottimi hamburger in un ambiente davvero ospitale. L'indomani facciamo colazione nell’hostal (tristissima) ed eccoci pronti per iniziare a scoprire Bogotà, cambiamo un po' di euro in uno dei tanti uffici nella zona attorno al Museo dell’Oro poi attendiamo l’inizio del free tour “Beyond Colombia” (prenotato online il giorno prima). Il tour dura 3 ore, abbiamo scelto quello in spagnolo, è davvero utile ed interessante, sicuramente da consigliare. Vediamo le attrazioni principali del quartiere, ascoltiamo notizie, fatti ed aneddoti storici, oltre a tanti consigli per viverci al meglio le nostre tre settimane in Colombia. Finito il tour mangiamo all’Hamburgeseria, delizioso ristorante che serve carne ed hamburger di tutti i tipi accompagnati da frullati di frutta strepitosi, una delle tante cose che ci accompagneranno praticamente durante tutto il viaggio!!! Dopo pranzo decidiamo di tornare al museo Botero per approfondire la visita che ovviamente, per motivi di tempo, durante il free tour viene svolta in modo piuttosto sbrigativa (l’ingresso è gratuito!).
Il museo non ospita solo opere di Botero ma anche opere di Picasso, Renoir, Monet, Chagalle, è davvero bello pensare che una collezione privata così ricca venga esposta permettendo di essere ammirata gratuitamente. Tappa successiva, Museo dell’Oro, anche questo curatissimo e molto interessante.
La sera proviamo ad andare alla piazzetta “Plazoleta Chorro de Quevedo”, che come ci hanno spiegato nel free tour, rappresenta un po' il fulcro vitale del quartiere, sarà che è sabato sera ma è davvero troppo vitale, sia i locali che la piazza stessa sono affollatissimi, decidiamo quindi di spostarci nella zona del nostro hostal che è molto più tranquilla, passiamo qualche ora tra un paio di locali, entrambi interessantissimi: il primo davvero “alla moda”, curatissimo, alternativo, il secondo invece un vero e proprio locale del posto, molto semplice con ottima cucina, prezzi bassi e atmosfera molto “genuina” . Questo quartiere offre davvero locali per tutti i gusti.

27-28 gennaio Villa De Leyva
Oggi ci spostiamo a Villa De Leyva, per farlo dobbiamo raggiungere il Terminal Central Salitre e prendere uno dei vari bus che collegano le due città. Alla “reception” del ns hostal chiediamo qualche info ma dicono di non poter chiamarci un taxi e non sanno nemmeno dirci indicativamente il tempo per arrivare alla stazione…decidiamo di non fare colazione per non perdere troppo tempo (non è una grossa rinuncia). Fermiamo un taxi per strada, raggiungiamo la stazione, con facilità acquistiamo i biglietti e ci concediamo finalmente il tempo di mangiare qualcosa nell’attesa dell’orario di partenza (ore 9.00).
Arriviamo a Villa De Leyva prima dell’una, subito veniamo conquistati dall’atmosfera dei piccoli paesi coloniali, che tanto amiamo. Al Beija Flor (booking 16 euro per 1 notte), l’ospitalità è ottima, si respira un’atmosfera decisamente diversa rispetto al CQ Candelaria! La stanza non è ancora pronta così pranziamo al Kumina (cucina caraibico/colombiana): empanadas e frullati fantastici. Dopo esserci sistemati nella nostra stanza finalmente ci dirigiamo verso la famosa piazza e davvero lo spettacolo davanti ad i nostri occhi merita tutta la sua fama. Gironzoliamo in lungo e in largo per le vie del paese, visitiamo le case precolombiane e sorseggiamo un canonazo in uno dei bar sulla piazza. Non saliamo al Mirador solo perché verso tardo pomeriggio il tempo inizia ad annuvolarsi e probabilmente la vista non renderebbe più di tanto.
Diciamo che il paese è bello quanto piccolo, bastano davvero poche ore per visitarlo. Per cena scegliamo “El Patio”, siamo indecisi perché sembra il classico posto per turisti ma comunque entriamo e notiamo che arrivano per cena molte persone del posto, questo ci fa ben sperare e infatti non potevamo fare scelta migliore: la carne è eccellente, il prezzo assolutamente consono e l’atmosfera davvero rilassata. Degna conclusione per questa giornata.

28-29 gennaio San Gil
La mattina del 28 ci alziamo sperando di poter fare colazione nell’hostal ma purtroppo, un po' perché ci perdiamo in chiacchiere, un po' perché uno dei proprietari non aveva realizzato che avessimo intenzione di fare colazione lì nonostante l’avessimo detto la sera prima, decidiamo che è meglio non aspettare oltre e così dirigiamo alla stazione comprando un’empanada per strada. La nostra visita a Villa De Leyva finisce qui anche se sicuramente ci sarebbero altre cose interessanti da vedere in zona. Vogliamo raggiungere San Gil e purtroppo non è possibile farlo con un bus diretto. Dobbiamo prendere un bus per Tunja (bus frequenti, tempo di percorrenza 40 minuti) e poi un bus per San Gil (ogni ora) per un totale di non meno di 5 ore.
Sul bus per Tunja l’autista ci chiede dove siamo diretti, quando gli diciamo che vogliamo andare a San Gil fa una telefonata e sembra volerci mettere su un bus di qualche suo amico…: ”bene” pensiamo… “non dovremo nemmeno sbatterci per cercare il bus” ma le fregate in Sudamerica, soprattutto nelle stazione degli autobus, sono sempre dietro l’angolo (e dire che dopo tanti viaggi in queste terre dovremo saperlo!!!!).
Una volta arrivati a Tunja infatti, nemmeno il tempo di scendere e già si presenta qualcuno a prendere i ns bagagli, a portarci nella sala d’aspetto della propria compagnia e a farci fare il biglietto. Fino qui nulla di male, ci dicono che il bus partirà dopo un paio d’ore e che non ci sono altri autobus prima, subito prendiamo “per buona” questa informazione ma poi realizziamo che ci sono tante altre compagnie che vanno a San Gil, verifichiamo personalmente e molte di queste hanno partenze migliori, tanto per peggiorare le cose l’orario di partenza del nostro autobus viene pure posticipato. Inutile puntualizzare che mentre inizialmente sembravano tutti disponibilissimi e gentili, non appena capiscono che non abbiamo più intenzione di prendere il loro bus, l’atteggiamento cambia radicalmente. Con l’aiuto di una disponibile “procacciatrice” di un’altra compagnia riusciamo a farci cambiare il biglietto e anticipare la nostra partenza! Mi sono dilungata sul racconto di questa vicenda per far capire che nelle stazioni degli autobus meglio non affidarsi ai procacciatori, prima di accettare qualsiasi passaggio assicuratevi di persona degli orari e confrontateli con le altre compagnie!
Cmq finalmente saliamo sul dannato bus per San Gil e arriviamo a destinazione anche un po' prima rispetto a quanto previsto considerate le peripezie della mattinata. San Gil da subito non ci piace, l’abbiamo scelta come base per raggiungere Barichara ma con il senno di poi sarebbe stato molto meglio andare direttamente a Barichara e passare la notte lì. Ci sistemiamo al Casa Colonial (raggiunto in taxi) unica nota positiva di San Gil, davvero un ottimo posto dove soggiornare, camera veramente confortevole e personale gentilissimo (booking circa € 20,00 per una notte). Abbiamo tempo per visitare il parco Gallineral (famoso per gli alberi “barba del viejo” del Signore degli Anelli) il quale si è rivelato una grande delusione. Ceniamo in un locale vicino al ns hostal, San Gil è meta per appassionati di sport e infatti non a caso il turismo è molto giovane e americano. L’indomani prendiamo un bus per Barichara (tempo del tragitto 45 minuti, 5200 pesos a testa, il terminal Cotra San Gil è a 10 minuti a piedi dall’hotel). Arriviamo piuttosto presto, facciamo colazione nella panetteria Central ma consiglio di spostarsi in una delle panetterie meno famose ma altrettanto caratteristiche e forse un po' meno turistiche. Ecco, Barichara, è la nostra dimensione, un piccolo paesino dal quale, percorrendo un bel sentiero chiamato Camino Real, si arriva a Guane, piccolissimo paese che consiste praticamente solo nella piazza, rientriamo a Barichara con un pick up (3000 pesos a testa). Trascorriamo ore stupende in un contesto che sicuramene fa molto più al caso nostro di quanto faccia San Gil. Visitiamo anche il cimitero, “famoso” per le lapidi “artistiche” che sono vere e proprie sculture, pranziamo e rientriamo a San Gil con uno dei vari bus in attesa nella piazza e che partono non appena pieni. La sera prendiamo un bus per raggiungere Bucaramanga (2 h 30 m) dalla cui autostazione partiremo alle 23.00 per raggiungere Rioacha.

30-31 gennaio Rioacha
Arriviamo a Rioacha in tarda mattinata, con un taxi raggiungiamo l’hostal Batik (con booking circa 19 euro a notte)
Abbiamo decisamente cambiato paesaggio, ora siamo nella penisola della Guaijra, penisola poverissima lambita dall’oceano. L’hostal batik è una sistemazione semplice il cui punto di forza è sicuramente Patricia, la proprietaria.  Con nostra sorpresa ci accoglie parlando un ottimo italiano e scopriamo che ha vissuto molti anni in Italia, è una donna molto intraprendente, impegnata in molte attività anche di carattere sociale, un vulcano di energia ed ospitalità. Ci chiede i nostri programmi e le spieghiamo che abbiamo già contattato un’agenzia per il tour della penisola (Alta Guaijra tour), per nostra fortuna conosce molto bene l’agenzia, ci consiglia di limitarci al tour della penisola e di non includere (come da noi preventivato) anche il giorno nella riserva per vedere i fenicotteri.
Patricia è così gentile da accompagnarci in agenzia e fortunatamente non fanno storie in merito al nostro cambio di programma. Con il senno di poi sarebbe stato molto meglio prenotare direttamente sul posto, senza muoverci preventivamente con email, richieste di informazione ecc, come abbiamo notato in tutta la Colombia tante cose sono più facilmente gestibili sul posto che dall’Italia anche perché, come spesso accade, capita di cambiare programma in seguito a consigli, suggerimenti raccolti da persone fidate, come Patricia in questo caso. Un’altra alternativa per visitare la penisola, come ci spiega sempre la preziosa Patricia, sarebbe stata quella di affidarsi ad autisti locali che offrono il solo servizio di trasporto, quindi occorre poi arrangiarsi per vitto e alloggio. Non approfondiamo più di tanto perché ormai un minimo impegno con l’agenzia l’abbiamo preso e abbiamo letto ottime opinioni, sempre con il senno di poi non sarebbe stata una alternativa da scartare. Il costo è davvero basso ma, ovviamente, mentre l’agenzia rappresenta un ente autorizzato con guide locali certificate, assicurazione, mezzi sicuri ecc, lo stesso non si può dire per questi mezzi guidati da improvvisati autisti locali. Il nostro timore comunque sarebbe stato più che altro quello di avere difficoltà nel gestire la ricerca dell’alloggio, in realtà le sistemazioni in tutta la zona sono davvero pochissime così come i posti dove mangiare, per cui anche con il solo trasporto non si avrebbe avuta nessuna difficoltà a capire “come muoversi”, le tappe nella penisola sono praticamente obbligate per cui ci si ritrova poi tutti negli stessi luoghi a mangiare e dormire.
Detto questo, la penisola della Guaijra non è un luogo “facile” e dare consigli su come viverla è molto soggettivo, sicuramente non è un luogo che consiglierei di esplorare in solitaria!
Finiamo le formalità e ci rilassiamo un po' nella spiaggia di Rioacha, affollata di locali.

31 gennaio – 2 febbraio Tour penisola Guaijra
Inizia il tour in uno dei luoghi che più in Colombia ci ha affascinato e colpito, si tratta di un paesaggio desertico molto suggestivo, sia per la natura che per la popolazione che lo abita. La povertà è forte, la si tocca con mano durante gli infiniti “stop” imposti dagli Wayúu dove ogni fuoristrada deve, per poter passare, lasciare qualcosa come cibo…acqua…L’itinerario è il classico di 2 notti e 3 giorni (Salinas/Cabo de la Vela, Punta Gallinas…). E’ stato meraviglioso dormire sulle amache (chinchorro) e addormentarsi sotto un cielo stellato nel mezzo del nulla. Le sistemazioni sono davvero semplici, eventualmente si può scegliere di dormire in una stanza privata me ve lo sconsiglio, vi perdereste la magia di questi luoghi.
Tutto è gestito dalle comunità locali, la seconda notte a malapena siamo riusciti a farci una doccia (con acqua salata e completamente al buio), ma l’ospitalità non è mancata, e i ricordi di questi bambini a cui vorresti davvero lasciare tutto rimangono impressi in modo indelebile. Ti guardi attorno e davvero pensi che vorresti essere arrivato con un carico di acqua e di cibo, lasci quello che puoi in cambio di un sorriso così sincero e grato da non essere più abituato a vederne. La nostra guida era uno Wayuu ovviamente poi cresciuto in un contesto diverso, uno che ce “l’ha fatta”, avremmo voluto ci raccontasse di più del suo popolo ma era piuttosto taciturno, peccato. Si è però dimostrato un ottimo driver, una guida attenta e sicuramente i mezzi di cui l’agenzia si avvale fanno la differenza. Le ore in fuoristrada sono tante e abbiamo visto mezzi davvero in pessime condizioni. La parte più noiosa del tour è stato il rientro a Rioacha, ore e ore di fuoristrada con sosta pranzo in un pessimo ristorante per turisti a Uribia.
Ci siamo chiesti perché non scegliere qualcosa di più autentico, le opportunità non mancavano. Sarebbe stata un’ottima cosa fermarsi in una delle spiagge che si fiancheggiano, avrebbe reso anche l’ultimo giorno degno di qualcosa da ricordare.
Rientriamo dal tour il giorno 3 febbraio, ad accoglierci sempre la splendida Patricia, i suoi aperitivi, le sue cene, i suoi frullati, accoglienza allo stato puro!
Per l’indomani ci organizza un’escursione ad una riserva di fenicotteri, vicino a Rioacha.

3 febbraio Rioacha
Dopo la solita ottima colazione del Batik partiamo per la visita alla riserva. Grazie a Patricia non visitiamo il santuario famoso di Camarones (che in questo periodo ospita pochi esemplari ma le agenzie si guardano bene dal segnalarlo) ma andiamo nella riserva di Perico e per arrivarci ci rendiamo conto di come sarebbe difficile muoversi in autonomia. Come nella penisola della Guaijra anche qui vengono imposti “pedaggi” ma questa volta in denaro e senza qualcuno del luogo (e magari il fatto di essere mandati da Patricia) non sarebbe stato facile districarsi!
La riserva è meravigliosa! Fenicotteri a perdita d’occhio ed il contesto è davvero incontaminato, una zona nella quale le acque del mare, in alcuni periodi, si ritirano lasciando posto ad una laguna di acqua bassissima punteggiata da centinaia di macchie rosa! Trascorriamo qui un po' di tempo poi ci facciamo portare alla spiaggia di Camarones dove pranziamo mangiando gamberi, la spiaggia non ci affascina particolarmente così rientriamo a Rioacha prima del previsto e ci crogioliamo al sole nella spiaggia della città.

4 – 7 febbraio Cartagena
Salutiamo Patricia che ci riempie di cibo per paura che il lungo transfer fino a Cartagena ci lasci a digiuno. Il transfer ce l’ha organizzato lei, autista con auto condivisa fino a Barranquilla e da lì minivan per Cartagena (in tutto circa 7 ore, in bus probabilmente ne sarebbero occorse ancora di più). Il transfer con l’autista non è stato il massimo, stipati in un auto con persone dalla stazza notevolmente superiore alla nostra e con un driver poco simpatico. Con il minibus Berlina da Barranquilla invece tutto perfetto. Arriviamo a Cartagena, decisamente un’altra cosa rispetto a Rioacha e con un taxi raggiungiamo il ns hostal nella zona vecchia.  L’hostal dove passiamo questa prima notte è il Viajero centro (€ 30,00 circa a notte, booking), inizialmente volevamo passare in questa zona tutte le notti ma, grazie ai consigli di Patricia, decidiamo di spostarci a Getsemani, quartiere decisamente più autentico e meno costoso!
Cartagena è puro turismo (e molto più costosa rispetto a Rioacha!!!), la parte dentro le mura è curatissima, le case sono perfette, coloratissime, piene di fiori, negozi di ogni tipo in ogni angolo, souvenir, frutta, un’esplosione di colori. Le piazze, i palazzi, i punti di interesse sono davvero bellissimi, è bello perdersi tra le strade senza mappa, seguendo i colori, i suoni, il colore del mare che si intravede fino ad arrivare alle mura. Ma è anche troppo, è forse tutto un po' troppo “costruito”, stiamo benissimo, non lo neghiamo, soprattutto considerando che arriviamo da una zona poverissima e con poco turismo, ma ci manca un po' di autenticità e questa la ritroviamo a Getsemani, soggiorniamo al Magdalena (circa 21 € a notte, booking), un hotel carinissimo nel cuore di questo quartiere. I colori, l’atmosfera, tutto è più reale, autentico, ci sono graffiti, case fatiscenti, ci sono meno negozi sfavillanti, è una dimensione “più autentica” in cui ci troviamo immediatamente a nostro agio, e cosa non da poco, i prezzi sono decisamente più contenuti. Passiamo le giornate girando Cartagena in lungo e in largo, limitandoci però ai quartieri storici perché poco ci interessa la vicina zona mondana che si sviluppa sul litorale. Visitiamo il castello di San Felipe (meraviglioso) ci perdiamo in locali caratteristici, il nostro preferito è stato sicuramente la Taperia, pochi metri quadrati di pura accoglienza, tra tapas e sangria. Cartagena ce la viviamo così, passeggiando tra il centro e Getsemani (veramente vicinissimi l’uno all’altro per cui soggiornare a Getsemani non preclude in alcun modo la visita della parte dentro le mura) seguendo l’istinto, senza fretta, perdendoci tra le meravigliose piazze, vie colorate, edifici storici, negozi pieni di souvenir colorati. In ogni viaggio cerchiamo sempre di mettere anche una tappa di “decompressione”, un luogo in cui fermarci un attimo, cercando di dilatare (ovviamente nei limiti di un itinerario di viaggio) il tempo assaporando l’atmosfera senza avere troppi programmi o liste di cose da vedere.

7-10 isla Mucura
Il 7 ci presentiamo al porto per raggiungere isla Mucura (il molo è a cinque minuti a piedi a Getsemani), come bagaglio solo lo stretto necessario (lasciamo il resto al Magdalena); da Cartagena il traghetto è piuttosto costoso ma ci evita di dover andare a Tolù (il traghetto per l’andata l’abbiamo già prenotato dall’Italia e, una volta al porto, acquistiamo già anche il passaggio per il ritorno, compagnia Tranq it easy).
Ad Isla Mucura ci accolgono le persone del posto che si sono organizzate per proporre agli ospiti dell’isola alcune escursioni, come quella del plancton (noi però decidiamo di non farla, abbiamo già ricordi bellissimi di un bagno notturno e in solitaria nel plancton “luminoso” di Kho Rong Samloem in Cambogia…). Gli alloggi sull’isola sono pochi, abbiamo scelto l’hostal Isla Mucura (expedia circa 210 ero 3 notti) optando per il bungalow sulla spiaggia. Dalla barca vediamo anche gli altri “hotel” e siamo contenti di avere scelto quello un po' meno “sacrificato” in termini di location, vediamo quello in stile palafitta sul mare, quello nascosto in mezzo alla vegetazione senza spiaggia, quello in stile villaggio turistico, l’hostal Isla Mucura è piuttosto anonimo ma in un contesto molto ampio che permette comunque di muoversi in autonomia per spostarsi nel resto dell’isola (che comunque non offre nulla), una piccola spiaggetta e delle sistemazioni per tutti i gusti. Il bungalow è carinissimo ma per un inconveniente la prima notte dobbiamo passarla nella suite, un bungalow enorme ma meno funzionale di quello scelto e che invece si trova proprio fronte mare. Dobbiamo dire che il personale si è comunque adoperato per risolvere il tutto così, l’indomani, prendiamo possesso del piccolo ma romantico bungalow.  Passiamo 3 giorni in completo relax, l’alloggio scelto permette di avere uno scorcio di mare solo per noi e ammirare il tramonto da questa piccola cornice rende le serate davvero magiche. La spiaggia è piccola ma il mare bellissimo. Per mangiare si può scegliere il pacchetto completo (60.000 pesos giornalieri a testa) ma preferiamo gestirci volta per volta, le colazioni sono varie, così come le cene, a volte buone, a volte meno ma tutto sommato non ci si può lamentare. Il bar è poco fornito, frullati, birra e i vari snack riportati nel menù e con i quali speriamo di pranzare sono solo scritti sulla carta ma non disponibili. Sicuramente con piccoli accorgimenti il servizio potrebbe essere molto migliorato. Sull’isola 3 giorni sono più che sufficienti, proviamo anche ad addentrarci ma il piccolo paese offre davvero poco, ed è molto più che spartano, un ristorante c’è ma alla fine non l’abbiamo provato forse insensatamente intimoriti dall’aspetto un po' fatiscente e dal fatto di essere tra i pochissimi turisti. Una zona che invece abbiamo scoperto solo alla fine è quella vicino al porticciolo, lì ci sono vari ristorantini e farci un pranzo o una cena non sarebbe stato male. Isla Mucura è stato un giusto break di mare in tre settimane dedicate alla pura scoperta, la scelta è stata azzeccata, accontentarsi delle famose spiagge raggiungibile da Cartagena non era per noi, sono mete delle affollate escursioni organizzate e una delle cose che cerchiamo di evitare in ogni viaggio è il turismo di massa e l’affollamento. Isla Mucura non è nulla di tutto questo, il mare è bellissimo ovviamente, l’atmosfera rilassata, non ci abbiamo lasciato il cuore ma non perché il luogo non meritasse, semplicemente non siamo stati rapiti da una magia che andasse aldilà del mare cristallino e del tramonto da favola. La scelta del bungalow è stata azzeccatissima ma un consiglio: se potete evitate Isla Mucura nel weekend, nel fine settimana il turismo aumenta notevolmente e si rischia che il sonno, che si spera di trovare in un bungalow a pochi metri dal mare, venga contaminato da musica e schiamazzi, per cui addio atmosfera di relax e romanticismo! Il bungalow è la sistemazione più costosa, per la location, per il bagno privato, non pensate però che questo significhi alloggiare in stile “resort di lusso” l’acqua può mancare da un momento all’altro e l’elettricità è limitata solo a qualche ora del giorno…insomma preparatevi a dovervi adattare. Il costo alto degli alloggi è sicuramente anche motivato dal fatto che qui tutto arriva dalla terra ferma, anche l’acqua viene gestita facendola arrivare da una nave cisterna.

10-11 febbraio: Cartagena
Il 10 rientriamo a Cartagena, al porto ci rendiamo conto che se non avessimo prenotato subito il ritorno forse non avremmo trovato posto sulla barca, così come abbiamo visto succedere ad alcuni ragazzi. Detto questo non credo che non si riesca poi a trovare un’alternativa, probabilmente la gente del posto si è adoperata per offrire passaggi in barca ma a quel punto i prezzi non saranno a buon mercato e sicuramente da trattare. A Cartagena torniamo all’hotel Magdalena e non possiamo non concludere questa tappa andando a mangiare alla Taperia! Per fortuna attendiamo davvero poco e riusciamo ad assicurarci il nostro angolino, tapas e sangria per salutare Cartagena.

11-12 febbraio: Medellin
Facciamo colazione al Gato Negro e con il taxi raggiungiamo l’aeroporto. Puntuale parte il volo per Medellin, prossima tappa del ns viaggio. La nostra intenzione è passarci il minimo indispensabile, non ci affascina come città, sicuramente ha molto da offrire ma abbiamo deciso di dedicarle giusto il tempo per vedere la Comuna 13 e se riusciamo, la plaza Botero. L’Amazonia Hostel (booking circa 26 € una notte) è nella zona El Poblado, quella per intenderci consigliata per alloggiare, in realtà non ci entusiasma, classico quartiere da grande città, niente di caratteristico. Usciamo subito per mangiare qualcosa in un piccolo e accogliente bar poco vicino all’hostal, nel pomeriggio prendiamo un taxi e finalmente raggiungiamo la comuna 13 dove incontriamo Marilin, la nostra guida contattata tramite Story Tellers. Non potevamo fare scelta migliore, questo pomeriggio nella Comuna 13 ci fa fare un tuffo nella storia, negli scontri, nelle guerriglie che questi abitanti hanno dovuto vivere e subire in prima persona, spesso purtroppo perdendo persone molto care. Marilin è cresciuta lì e ci spiega tutto in maniera esaustiva e con tanto coinvolgimento, la visita alla comuna 13 è qualcosa di più che vedere delle strade, dei graffiti, è immergersi in un quartiere difficile e respirare la forza di ragazzi che stanno facendo di tutto per cambiare il loro destino e per scrollarsi di dosso quella maledetta sofferenza imposta da anni di oppressione, degrado, disagio. Dopo la visita chiediamo a Marilin se ci consiglia o meno di visitare Plaza Botero ma si è fatto un po' tardi e ci sconsiglia di andare, così valutiamo se eventualmente provare ad andare il giorno dopo prima di prendere il bus per Salento.
Rientrati nell’hostal chiediamo informazioni su come muoverci il giorno successivo e veniamo a sapere che molte strade saranno chiuse per una gara  o qualcosa del genere, decidiamo quindi di lasciar perdere la visita a plaza Botero, il 12 febbraio facciamo colazione poi con un taxi ci dirigiamo alla stazione dei bus e ne cerchiamo uno per Salento, purtroppo quello diretto è già pieno ma ci spiegano che per la connessione è tutto molto semplice, ci spiegherà l’autista dove scendere, per cui ci fidiamo ed effettivamente non abbiamo problemi a raggiungere Salento.

12-14 febbraio Salento
Salento è il paese che fa per noi, accogliente, caratteristico, immerso in un contesto magnifico, ci sentiamo subito a nostro agio, amiamo la montagna e questo tipo di luoghi. L’accoglienza alla Posada Martha Tolima (booking 46€ circa 2 notti) è fantastica, ci offrono subito una piacevole bevanda, ci spiegano tutto quello che si può fare in zona e nel dettaglio l’escursione alla valle di Cocora che l’indomani vogliamo fare. In paese non mancano ristoranti, negozi, bar, noi ci siamo trovati benissimo al Restaurante Andrea, senza l’indicazione avuta alla Posada non ci saremmo mai capitati, è probabilmente il luogo meno turistico, meno “attraente” che si trova nella via, è un semplicissimo locale dove la proprietaria cucina, serve, fa i conti. Per pochi euro si mangia una trota fantastica. Il 13 febbraio con una delle classiche jeep che attendono in piazza raggiungiamo la Valle di Cocora per il ns trekking. Come suggerito lo percorriamo in senso antiorario. E’ un percorso molto bello in un contesto fantastico, la sosta a La casa del Los Colibrì è una piacevole pausa per bere qualcosa e ammirare i colibrì ma non aspettatevi nulla di eccezionale. Il tempo è per fortuna ottimo e quando giungiamo alla valle con le altissime palme la vista è stupenda. IL rientro è un po' sofferto perché dobbiamo attendere le jeep sotto un sole cocente e per fortuna, per poco non ci becchiamo un improvviso mega temporale.
Il giorno 14 abbiamo nel tardo pomeriggio il volo per Bogotà, abbiamo quindi abbastanza tempo a disposizione per dedicarci a qualcos’altro, non sappiamo se visitare una finca cafetera o se optare per visitare Filanda, un paese di cui la Lonely spende buone parole. Purtroppo non credo sia stata fatta la scelta migliore in quanto Filanda proprio non ci affascina, non troviamo nulla di interessante, ci sorseggiamo un buon caffè, gironzoliamo un po' ma poi rientriamo a Salento per salutarlo degnamente con un pranzo nel nostro ristorante di fiducia!
Con un taxi raggiungiamo l’aeroporto, con un volo puntuale raggiungiamo Bogotà e di nuovo ci dirigiamo alla Candelaria, questa volta abbiamo cambiato hostal, alloggiamo al Casa Candilejas (circa € 27,00 1 notte) peccato non averlo scelto anche per le prime notti!!!! E’ meraviglioso, camera pulita, grande, ogni confort e soprattutto doccia calda!!!! Un lusso nei nostri 22 giorni in Colombia! Assolutamente consigliato.

15 febbraio Bogotà
La mattina ci godiamo una rilassantissima colazione servita sul terrazzo (e rimpiangiamo di non aver avuto gli stessi semplici confort all’inizio del ns viaggio), avendo l’aereo di rientro nel pomeriggio abbiamo qualche ora a disposizione decidiamo di raggiungere il cerro Monserrate. Andiamo a piedi poi prendiamo la funicolare, la vista da lassù è meravigliosa! Salutiamo così Bogotà, dall’alto del cerro, con un sole cocente e l’immancabile cappa di smog che in una città come questa ovviamente non può mancare.
Per raggiungere l’aeroporto ci affidiamo al servizio transfer offerto dall’hostal, così come abbiamo fatto all’arrivo, sono tutti efficienti, gentilissimi, ottimi servizi davvero.

Il volo parte puntuale ed eccoci a rientrare da un’altra bellissima esperienza, anche questa volta non ci siamo sbagliati e il non fermarci davanti ai pregiudizi ci ha dato l’occasione per scoprire un paese dai mille volti, un paese che fa pensare, che fa riflettere, che fa meravigliare. Abbiamo amato tanto le persone, quelle incontrate per strada e con cui abbiamo avuto l’occasione di scambiare qualche parola, ci hanno chiesto dell’Italia, di cosa pensiamo di loro, del loro paese. Hanno voglia di riscattarsi, di farsi conoscere per quello che sono: un paese vivace ed ospitale. Come prima volta in Colombia abbiamo pensato ad un itinerario molto standard già impostato dall’Italia e leggermente modificato strada facendo, potendo tornare, credo sarebbe opportuno osare un po' di più, non parlo di visitare zone remote e palesemente poco sicure, ma di lasciarsi andare nello scoprire zone magari più impegnative da raggiungere, e che, per questo, ci hanno fatto desistere dall’includerle in questa prima esperienza. In realtà, abbiamo constatato che tanti collegamenti che credevamo complicati, tanti tour su cui avevamo dubbi, tanti spostamenti, sono decisamente più gestibili di quanto si possa pensare quando si cerca di organizzarli dall’Italia. Grazie Colombia e grazie Patricia, sono bastati pochi giorni nel suo hostel per far sì diventasse per noi una persona indimenticabile. Abbiamo imparato che nei viaggi c’è sempre qualcosa che “fa la differenza”, qualcosa che la tua mente richiamerà ogni qualvolta ripenserai al paese che hai visitato… un luogo…un’esperienza…, un episodio…, le persone....

Nessun commento:

Posta un commento