Colombia, un paese da scoprire.
E’ il 25 gennaio e non vediamo l’ora di partire per la
nostra avventura in un paese che ci ha sempre affascinato, la Colombia! Meta
ormai sdoganata al turismo ma ancora non vista di buon occhio da chi riesce
ad associare a questo paese solo il narcotraffico, la Farc, Pablo Escobar e via discorrendo. Se si riesce ad andare oltre a quelli che
ormai sono diventati tanti luoghi comuni si ha il privilegio di scoprire un
paese che ha davvero tanto da offrire e che, come una fenice, sta rinascendo
dalle proprie ceneri, certo non senza difficoltà. Con il senno di poi
probabilmente sarebbe valsa la pena spostarsi anche in zone un po' meno
“famose” rispetto all’itinerario battezzato, proprio perché una volta arrivati
ci siamo resi conto di come la percezione che molti ancora hanno in merito alla
presunta “poca sicurezza” sia davvero, ad oggi, piuttosto infondata e
certamente limitata a zone facilmente escludibili, basta come sempre partire
con consapevolezza, buon senso e soprattutto conoscenza del paese che si va a
visitare.
Non mi dilungo oltre ed inizio con le informazioni pratiche
e il nostro itinerario.
25 gennaio: partenza dall’Italia e arrivo Bogotà tardo
pomeriggio
26 gennaio: visita città
27 gennaio: trasferimento bus Villa de Leyva e visita del
paese
28 gennaio: trasferimento bus a San Gil e visita parco degli
alberi Gallineral
29 gennaio: bus per Barichara e camino real fino a Guane,
rientro San Gil e bus notturno per Rioacha
30 gennaio: Rioacha
31 gennaio: inizio tour penisola Guaijra (Cabo de la Vela)
1 febbraio: tour penisola (Punta Gallinas)
2 febbraio: rientro a Rioacha nel primo pomeriggio
3 febbraio: tour riserva fenicotteri
4 febbraio: transfer per Cartagena (driver + minibus)
5 febbraio: Cartagena
6 febbraio: Cartagena
7 febbraio: partenza per Isla Mucura (traghetto)
8 febbraio: Isla Mucura
9 febbraio: Isla Mucura
10 febbraio: rientro a Cartagena (traghetto)
11 febbraio: mattina volo per Medellin, pomeriggio visita
comuna 13
12 febbraio: mattina bus per Salento
13 febbraio: trekking Valle Cocora (con jeep da Salento)
14 febbraio: visita Filanda con jeep da Salento, nel tardo
pomeriggio volo per Bogotà
15 febbraio: mattina visita Cerro Monserrate poi nel
pomeriggio volo rientro in Italia
16 febbraio: arrivo in Italia
25– 27 gennaio Bogotà
Volo Iberia dall’Italia (circa € 610,00 a testa), arrivo nel
tardo pomeriggio con un’ora e mezza di ritardo, il taxi prenotato tramite
l’hostal non c’è ma, poco male, ne prendiamo uno dei tanti altri posizionati
proprio fuori dall’aeroporto, il costo è lo stesso (50.000 pesos). L’hostal CQ
Candelaria (booking circa 50 euro per due notti) si trova nel quartiere
Candelaria e davvero non ci aspettavamo un quartiere così caratteristico nel
cuore di una città come Bogotà. Durante il tragitto in taxi capiamo subito di
aver fatto la scelta giusta, non amiamo le grandi città, l’atmosfera grigia di
cemento e traffico, la Candelaria ha un aspetto più umano, più vivo e notiamo
subito i piccoli e accoglienti locali come pub e ristoranti. Non altrettanto
accogliente è il nostro hostal, la posizione è ottima ma tutto il resto lascia
alquanto a desiderare, decisamente non lo consiglieremmo. Ci consoliamo cenando
alla Chopperia, un locale carinissimo poco distante, ottimi hamburger in un
ambiente davvero ospitale. L'indomani facciamo colazione nell’hostal
(tristissima) ed eccoci pronti per iniziare a scoprire Bogotà, cambiamo un po'
di euro in uno dei tanti uffici nella zona attorno al Museo dell’Oro poi
attendiamo l’inizio del free tour “Beyond Colombia” (prenotato online il giorno
prima). Il tour dura 3 ore, abbiamo scelto quello in spagnolo, è davvero utile
ed interessante, sicuramente da consigliare. Vediamo le attrazioni principali
del quartiere, ascoltiamo notizie, fatti ed aneddoti storici, oltre a tanti
consigli per viverci al meglio le nostre tre settimane in Colombia. Finito il
tour mangiamo all’Hamburgeseria, delizioso ristorante che serve carne ed
hamburger di tutti i tipi accompagnati da frullati di frutta strepitosi, una
delle tante cose che ci accompagneranno praticamente durante tutto il
viaggio!!! Dopo pranzo decidiamo di tornare al museo Botero per approfondire la
visita che ovviamente, per motivi di tempo, durante il free tour viene svolta
in modo piuttosto sbrigativa (l’ingresso è gratuito!).
Il museo non ospita solo opere di Botero ma anche opere di
Picasso, Renoir, Monet, Chagalle, è davvero bello pensare che una collezione
privata così ricca venga esposta permettendo di essere ammirata gratuitamente.
Tappa successiva, Museo dell’Oro, anche questo curatissimo e molto
interessante.
La sera proviamo ad andare alla piazzetta “Plazoleta Chorro
de Quevedo”, che come ci hanno spiegato nel free tour, rappresenta un po' il
fulcro vitale del quartiere, sarà che è sabato sera ma è davvero troppo vitale,
sia i locali che la piazza stessa sono affollatissimi, decidiamo quindi di
spostarci nella zona del nostro hostal che è molto più tranquilla, passiamo
qualche ora tra un paio di locali, entrambi interessantissimi: il primo davvero
“alla moda”, curatissimo, alternativo, il secondo invece un vero e proprio
locale del posto, molto semplice con ottima cucina, prezzi bassi e atmosfera
molto “genuina” . Questo quartiere offre davvero locali per tutti i gusti.
27-28 gennaio Villa De Leyva
Oggi ci spostiamo a Villa De Leyva, per farlo dobbiamo
raggiungere il Terminal Central Salitre e prendere uno dei vari bus che
collegano le due città. Alla “reception” del ns hostal chiediamo qualche info
ma dicono di non poter chiamarci un taxi e non sanno nemmeno dirci indicativamente
il tempo per arrivare alla stazione…decidiamo di non fare colazione per non
perdere troppo tempo (non è una grossa rinuncia). Fermiamo un taxi per strada,
raggiungiamo la stazione, con facilità acquistiamo i biglietti e ci concediamo
finalmente il tempo di mangiare qualcosa nell’attesa dell’orario di partenza
(ore 9.00).
Arriviamo a Villa De Leyva prima dell’una, subito veniamo
conquistati dall’atmosfera dei piccoli paesi coloniali, che tanto amiamo. Al
Beija Flor (booking 16 euro per 1 notte), l’ospitalità è ottima, si respira
un’atmosfera decisamente diversa rispetto al CQ Candelaria! La stanza non è
ancora pronta così pranziamo al Kumina (cucina caraibico/colombiana): empanadas
e frullati fantastici. Dopo esserci sistemati nella nostra stanza finalmente ci
dirigiamo verso la famosa piazza e davvero lo spettacolo davanti ad i nostri
occhi merita tutta la sua fama. Gironzoliamo in lungo e in largo per le vie del
paese, visitiamo le case precolombiane e sorseggiamo un canonazo in uno dei bar
sulla piazza. Non saliamo al Mirador solo perché verso tardo pomeriggio il
tempo inizia ad annuvolarsi e probabilmente la vista non renderebbe più di
tanto.
Diciamo che il paese è bello quanto piccolo, bastano davvero
poche ore per visitarlo. Per cena scegliamo “El Patio”, siamo indecisi perché
sembra il classico posto per turisti ma comunque entriamo e notiamo che
arrivano per cena molte persone del posto, questo ci fa ben sperare e infatti
non potevamo fare scelta migliore: la carne è eccellente, il prezzo assolutamente
consono e l’atmosfera davvero rilassata. Degna conclusione per questa giornata.
28-29 gennaio San Gil
La mattina del 28 ci alziamo sperando di poter fare
colazione nell’hostal ma purtroppo, un po' perché ci perdiamo in chiacchiere,
un po' perché uno dei proprietari non aveva realizzato che avessimo intenzione
di fare colazione lì nonostante l’avessimo detto la sera prima, decidiamo che è
meglio non aspettare oltre e così dirigiamo alla stazione comprando un’empanada
per strada. La nostra visita a Villa De Leyva finisce qui anche se sicuramente
ci sarebbero altre cose interessanti da vedere in zona. Vogliamo raggiungere
San Gil e purtroppo non è possibile farlo con un bus diretto. Dobbiamo prendere
un bus per Tunja (bus frequenti, tempo di percorrenza 40 minuti) e poi un bus
per San Gil (ogni ora) per un totale di non meno di 5 ore.
Sul bus per Tunja l’autista ci chiede dove siamo diretti,
quando gli diciamo che vogliamo andare a San Gil fa una telefonata e sembra
volerci mettere su un bus di qualche suo amico…: ”bene” pensiamo… “non dovremo
nemmeno sbatterci per cercare il bus” ma le fregate in Sudamerica, soprattutto
nelle stazione degli autobus, sono sempre dietro l’angolo (e dire che dopo
tanti viaggi in queste terre dovremo saperlo!!!!).
Una volta arrivati a Tunja infatti, nemmeno il tempo di
scendere e già si presenta qualcuno a prendere i ns bagagli, a portarci nella
sala d’aspetto della propria compagnia e a farci fare il biglietto. Fino qui
nulla di male, ci dicono che il bus partirà dopo un paio d’ore e che non ci
sono altri autobus prima, subito prendiamo “per buona” questa informazione ma
poi realizziamo che ci sono tante altre compagnie che vanno a San Gil,
verifichiamo personalmente e molte di queste hanno partenze migliori, tanto per
peggiorare le cose l’orario di partenza del nostro autobus viene pure
posticipato. Inutile puntualizzare che mentre inizialmente sembravano tutti
disponibilissimi e gentili, non appena capiscono che non abbiamo più intenzione
di prendere il loro bus, l’atteggiamento cambia radicalmente. Con l’aiuto di
una disponibile “procacciatrice” di un’altra compagnia riusciamo a farci
cambiare il biglietto e anticipare la nostra partenza! Mi sono dilungata sul
racconto di questa vicenda per far capire che nelle stazioni degli autobus
meglio non affidarsi ai procacciatori, prima di accettare qualsiasi passaggio
assicuratevi di persona degli orari e confrontateli con le altre compagnie!
Cmq finalmente saliamo sul dannato bus per San Gil e
arriviamo a destinazione anche un po' prima rispetto a quanto previsto
considerate le peripezie della mattinata. San Gil da subito non ci piace,
l’abbiamo scelta come base per raggiungere Barichara ma con il senno di poi
sarebbe stato molto meglio andare direttamente a Barichara e passare la notte
lì. Ci sistemiamo al Casa Colonial (raggiunto in taxi) unica nota positiva di
San Gil, davvero un ottimo posto dove soggiornare, camera veramente
confortevole e personale gentilissimo (booking circa € 20,00 per una notte).
Abbiamo tempo per visitare il parco Gallineral (famoso per gli alberi “barba
del viejo” del Signore degli Anelli) il quale si è rivelato una grande
delusione. Ceniamo in un locale vicino al ns hostal, San Gil è meta per
appassionati di sport e infatti non a caso il turismo è molto giovane e
americano. L’indomani prendiamo un bus per Barichara (tempo del tragitto 45
minuti, 5200 pesos a testa, il terminal Cotra San Gil è a 10 minuti a piedi
dall’hotel). Arriviamo piuttosto presto, facciamo colazione nella panetteria
Central ma consiglio di spostarsi in una delle panetterie meno famose ma
altrettanto caratteristiche e forse un po' meno turistiche. Ecco, Barichara, è
la nostra dimensione, un piccolo paesino dal quale, percorrendo un bel sentiero
chiamato Camino Real, si arriva a Guane, piccolissimo paese che consiste
praticamente solo nella piazza, rientriamo a Barichara con un pick up (3000
pesos a testa). Trascorriamo ore stupende in un contesto che sicuramene fa
molto più al caso nostro di quanto faccia San Gil. Visitiamo anche il cimitero,
“famoso” per le lapidi “artistiche” che sono vere e proprie sculture, pranziamo
e rientriamo a San Gil con uno dei vari bus in attesa nella piazza e che
partono non appena pieni. La sera prendiamo un bus per raggiungere Bucaramanga
(2 h 30 m) dalla cui autostazione partiremo alle 23.00 per raggiungere Rioacha.
30-31 gennaio Rioacha
Arriviamo a Rioacha in tarda mattinata, con un taxi
raggiungiamo l’hostal Batik (con booking circa 19 euro a notte)
Abbiamo decisamente cambiato paesaggio, ora siamo nella
penisola della Guaijra, penisola poverissima lambita dall’oceano. L’hostal
batik è una sistemazione semplice il cui punto di forza è sicuramente Patricia,
la proprietaria. Con nostra sorpresa ci
accoglie parlando un ottimo italiano e scopriamo che ha vissuto molti anni in
Italia, è una donna molto intraprendente, impegnata in molte attività anche di
carattere sociale, un vulcano di energia ed ospitalità. Ci chiede i nostri
programmi e le spieghiamo che abbiamo già contattato un’agenzia per il tour
della penisola (Alta Guaijra tour), per nostra fortuna conosce molto bene
l’agenzia, ci consiglia di limitarci al tour della penisola e di non includere
(come da noi preventivato) anche il giorno nella riserva per vedere i
fenicotteri.
Patricia è così gentile da accompagnarci in agenzia e
fortunatamente non fanno storie in merito al nostro cambio di programma. Con il
senno di poi sarebbe stato molto meglio prenotare direttamente sul posto, senza
muoverci preventivamente con email, richieste di informazione ecc, come abbiamo
notato in tutta la Colombia tante cose sono più facilmente gestibili sul posto
che dall’Italia anche perché, come spesso accade, capita di cambiare programma
in seguito a consigli, suggerimenti raccolti da persone fidate, come Patricia
in questo caso. Un’altra alternativa per visitare la penisola, come ci spiega
sempre la preziosa Patricia, sarebbe stata quella di affidarsi ad autisti
locali che offrono il solo servizio di trasporto, quindi occorre poi
arrangiarsi per vitto e alloggio. Non approfondiamo più di tanto perché ormai
un minimo impegno con l’agenzia l’abbiamo preso e abbiamo letto ottime
opinioni, sempre con il senno di poi non sarebbe stata una alternativa da
scartare. Il costo è davvero basso ma, ovviamente, mentre l’agenzia rappresenta
un ente autorizzato con guide locali certificate, assicurazione, mezzi sicuri
ecc, lo stesso non si può dire per questi mezzi guidati da improvvisati autisti
locali. Il nostro timore comunque sarebbe stato più che altro quello di avere
difficoltà nel gestire la ricerca dell’alloggio, in realtà le sistemazioni in
tutta la zona sono davvero pochissime così come i posti dove mangiare, per cui
anche con il solo trasporto non si avrebbe avuta nessuna difficoltà a capire
“come muoversi”, le tappe nella penisola sono praticamente obbligate per cui ci
si ritrova poi tutti negli stessi luoghi a mangiare e dormire.
Detto questo, la penisola della Guaijra non è un luogo
“facile” e dare consigli su come viverla è molto soggettivo, sicuramente non è
un luogo che consiglierei di esplorare in solitaria!
Finiamo le formalità e ci rilassiamo un po' nella spiaggia
di Rioacha, affollata di locali.
31 gennaio – 2 febbraio Tour penisola Guaijra
Inizia il tour in uno dei luoghi che più in Colombia ci ha
affascinato e colpito, si tratta di un paesaggio desertico molto suggestivo,
sia per la natura che per la popolazione che lo abita. La povertà è forte, la
si tocca con mano durante gli infiniti “stop” imposti dagli Wayúu dove ogni fuoristrada
deve, per poter passare, lasciare qualcosa come cibo…acqua…L’itinerario è il
classico di 2 notti e 3 giorni (Salinas/Cabo de la Vela, Punta Gallinas…). E’
stato meraviglioso dormire sulle amache (chinchorro) e addormentarsi sotto un
cielo stellato nel mezzo del nulla. Le sistemazioni sono davvero semplici,
eventualmente si può scegliere di dormire in una stanza privata me ve lo
sconsiglio, vi perdereste la magia di questi luoghi.
Tutto è gestito dalle comunità locali, la seconda notte a
malapena siamo riusciti a farci una doccia (con acqua salata e completamente al
buio), ma l’ospitalità non è mancata, e i ricordi di questi bambini a cui
vorresti davvero lasciare tutto rimangono impressi in modo indelebile. Ti
guardi attorno e davvero pensi che vorresti essere arrivato con un carico di
acqua e di cibo, lasci quello che puoi in cambio di un sorriso così sincero e
grato da non essere più abituato a vederne. La nostra guida era uno Wayuu
ovviamente poi cresciuto in un contesto diverso, uno che ce “l’ha fatta”,
avremmo voluto ci raccontasse di più del suo popolo ma era piuttosto taciturno,
peccato. Si è però dimostrato un ottimo driver, una guida attenta e sicuramente
i mezzi di cui l’agenzia si avvale fanno la differenza. Le ore in fuoristrada
sono tante e abbiamo visto mezzi davvero in pessime condizioni. La parte più
noiosa del tour è stato il rientro a Rioacha, ore e ore di fuoristrada con
sosta pranzo in un pessimo ristorante per turisti a Uribia.
Ci siamo chiesti perché non scegliere qualcosa di più
autentico, le opportunità non mancavano. Sarebbe stata un’ottima cosa fermarsi
in una delle spiagge che si fiancheggiano, avrebbe reso anche l’ultimo giorno
degno di qualcosa da ricordare.
Rientriamo dal tour il giorno 3 febbraio, ad accoglierci
sempre la splendida Patricia, i suoi aperitivi, le sue cene, i suoi frullati,
accoglienza allo stato puro!
Per l’indomani ci organizza un’escursione ad una riserva di
fenicotteri, vicino a Rioacha.
3 febbraio Rioacha
Dopo la solita ottima colazione del Batik partiamo per la
visita alla riserva. Grazie a Patricia non visitiamo il santuario famoso di
Camarones (che in questo periodo ospita pochi esemplari ma le agenzie si
guardano bene dal segnalarlo) ma andiamo nella riserva di Perico e per
arrivarci ci rendiamo conto di come sarebbe difficile muoversi in autonomia.
Come nella penisola della Guaijra anche qui vengono imposti “pedaggi” ma questa
volta in denaro e senza qualcuno del luogo (e magari il fatto di essere mandati
da Patricia) non sarebbe stato facile districarsi!
La riserva è meravigliosa! Fenicotteri a perdita d’occhio ed
il contesto è davvero incontaminato, una zona nella quale le acque del mare, in
alcuni periodi, si ritirano lasciando posto ad una laguna di acqua bassissima
punteggiata da centinaia di macchie rosa! Trascorriamo qui un po' di tempo poi
ci facciamo portare alla spiaggia di Camarones dove pranziamo mangiando
gamberi, la spiaggia non ci affascina particolarmente così rientriamo a Rioacha
prima del previsto e ci crogioliamo al sole nella spiaggia della città.
4 – 7 febbraio Cartagena
Salutiamo Patricia che ci riempie di cibo per paura che il
lungo transfer fino a Cartagena ci lasci a digiuno. Il transfer ce l’ha
organizzato lei, autista con auto condivisa fino a Barranquilla e da lì minivan
per Cartagena (in tutto circa 7 ore, in bus probabilmente ne sarebbero occorse
ancora di più). Il transfer con l’autista non è stato il massimo, stipati in un
auto con persone dalla stazza notevolmente superiore alla nostra e con un
driver poco simpatico. Con il minibus Berlina da Barranquilla invece tutto
perfetto. Arriviamo a Cartagena, decisamente un’altra cosa rispetto a Rioacha e
con un taxi raggiungiamo il ns hostal nella zona vecchia. L’hostal dove passiamo questa prima notte è
il Viajero centro (€ 30,00 circa a notte, booking), inizialmente volevamo
passare in questa zona tutte le notti ma, grazie ai consigli di Patricia,
decidiamo di spostarci a Getsemani, quartiere decisamente più autentico e meno
costoso!
Cartagena è puro turismo (e molto più costosa rispetto a
Rioacha!!!), la parte dentro le mura è curatissima, le case sono perfette,
coloratissime, piene di fiori, negozi di ogni tipo in ogni angolo, souvenir,
frutta, un’esplosione di colori. Le piazze, i palazzi, i punti di interesse
sono davvero bellissimi, è bello perdersi tra le strade senza mappa, seguendo i
colori, i suoni, il colore del mare che si intravede fino ad arrivare alle
mura. Ma è anche troppo, è forse tutto un po' troppo “costruito”, stiamo
benissimo, non lo neghiamo, soprattutto considerando che arriviamo da una zona
poverissima e con poco turismo, ma ci manca un po' di autenticità e questa la
ritroviamo a Getsemani, soggiorniamo al Magdalena (circa 21 € a notte,
booking), un hotel carinissimo nel cuore di questo quartiere. I colori, l’atmosfera,
tutto è più reale, autentico, ci sono graffiti, case fatiscenti, ci sono meno
negozi sfavillanti, è una dimensione “più autentica” in cui ci troviamo
immediatamente a nostro agio, e cosa non da poco, i prezzi sono decisamente più
contenuti. Passiamo le giornate girando Cartagena in lungo e in largo,
limitandoci però ai quartieri storici perché poco ci interessa la vicina zona
mondana che si sviluppa sul litorale. Visitiamo il castello di San Felipe
(meraviglioso) ci perdiamo in locali caratteristici, il nostro preferito è
stato sicuramente la Taperia, pochi metri quadrati di pura accoglienza, tra
tapas e sangria. Cartagena ce la viviamo così, passeggiando tra il centro e
Getsemani (veramente vicinissimi l’uno all’altro per cui soggiornare a Getsemani
non preclude in alcun modo la visita della parte dentro le mura) seguendo
l’istinto, senza fretta, perdendoci tra le meravigliose piazze, vie colorate,
edifici storici, negozi pieni di souvenir colorati. In ogni viaggio cerchiamo
sempre di mettere anche una tappa di “decompressione”, un luogo in cui fermarci
un attimo, cercando di dilatare (ovviamente nei limiti di un itinerario di
viaggio) il tempo assaporando l’atmosfera senza avere troppi programmi o liste
di cose da vedere.
7-10 isla Mucura
Il 7 ci presentiamo al porto per raggiungere isla Mucura (il
molo è a cinque minuti a piedi a Getsemani), come bagaglio solo lo stretto
necessario (lasciamo il resto al Magdalena); da Cartagena il traghetto è
piuttosto costoso ma ci evita di dover andare a Tolù (il traghetto per l’andata
l’abbiamo già prenotato dall’Italia e, una volta al porto, acquistiamo già
anche il passaggio per il ritorno, compagnia Tranq it easy).
Ad Isla Mucura ci accolgono le persone del posto che si sono
organizzate per proporre agli ospiti dell’isola alcune escursioni, come quella
del plancton (noi però decidiamo di non farla, abbiamo già ricordi bellissimi
di un bagno notturno e in solitaria nel plancton “luminoso” di Kho Rong Samloem
in Cambogia…). Gli alloggi sull’isola sono pochi, abbiamo scelto l’hostal Isla
Mucura (expedia circa 210 ero 3 notti) optando per il bungalow sulla spiaggia.
Dalla barca vediamo anche gli altri “hotel” e siamo contenti di avere scelto
quello un po' meno “sacrificato” in termini di location, vediamo quello in stile
palafitta sul mare, quello nascosto in mezzo alla vegetazione senza spiaggia,
quello in stile villaggio turistico, l’hostal Isla Mucura è piuttosto anonimo
ma in un contesto molto ampio che permette comunque di muoversi in autonomia
per spostarsi nel resto dell’isola (che comunque non offre nulla), una piccola
spiaggetta e delle sistemazioni per tutti i gusti. Il bungalow è carinissimo ma
per un inconveniente la prima notte dobbiamo passarla nella suite, un bungalow
enorme ma meno funzionale di quello scelto e che invece si trova proprio fronte
mare. Dobbiamo dire che il personale si è comunque adoperato per risolvere il
tutto così, l’indomani, prendiamo possesso del piccolo ma romantico
bungalow. Passiamo 3 giorni in completo
relax, l’alloggio scelto permette di avere uno scorcio di mare solo per noi e
ammirare il tramonto da questa piccola cornice rende le serate davvero magiche.
La spiaggia è piccola ma il mare bellissimo. Per mangiare si può scegliere il
pacchetto completo (60.000 pesos giornalieri a testa) ma preferiamo gestirci
volta per volta, le colazioni sono varie, così come le cene, a volte buone, a
volte meno ma tutto sommato non ci si può lamentare. Il bar è poco fornito,
frullati, birra e i vari snack riportati nel menù e con i quali speriamo di
pranzare sono solo scritti sulla carta ma non disponibili. Sicuramente con
piccoli accorgimenti il servizio potrebbe essere molto migliorato. Sull’isola 3
giorni sono più che sufficienti, proviamo anche ad addentrarci ma il piccolo
paese offre davvero poco, ed è molto più che spartano, un ristorante c’è ma
alla fine non l’abbiamo provato forse insensatamente intimoriti dall’aspetto un
po' fatiscente e dal fatto di essere tra i pochissimi turisti. Una zona che
invece abbiamo scoperto solo alla fine è quella vicino al porticciolo, lì ci
sono vari ristorantini e farci un pranzo o una cena non sarebbe stato male.
Isla Mucura è stato un giusto break di mare in tre settimane dedicate alla pura
scoperta, la scelta è stata azzeccata, accontentarsi delle famose spiagge
raggiungibile da Cartagena non era per noi, sono mete delle affollate
escursioni organizzate e una delle cose che cerchiamo di evitare in ogni
viaggio è il turismo di massa e l’affollamento. Isla Mucura non è nulla di
tutto questo, il mare è bellissimo ovviamente, l’atmosfera rilassata, non ci
abbiamo lasciato il cuore ma non perché il luogo non meritasse, semplicemente
non siamo stati rapiti da una magia che andasse aldilà del mare cristallino e
del tramonto da favola. La scelta del bungalow è stata azzeccatissima ma un
consiglio: se potete evitate Isla Mucura nel weekend, nel fine settimana il
turismo aumenta notevolmente e si rischia che il sonno, che si spera di trovare
in un bungalow a pochi metri dal mare, venga contaminato da musica e schiamazzi,
per cui addio atmosfera di relax e romanticismo! Il bungalow è la sistemazione
più costosa, per la location, per il bagno privato, non pensate però che questo
significhi alloggiare in stile “resort di lusso” l’acqua può mancare da un
momento all’altro e l’elettricità è limitata solo a qualche ora del
giorno…insomma preparatevi a dovervi adattare. Il costo alto degli alloggi è
sicuramente anche motivato dal fatto che qui tutto arriva dalla terra ferma,
anche l’acqua viene gestita facendola arrivare da una nave cisterna.
10-11 febbraio: Cartagena
Il 10 rientriamo a Cartagena, al porto ci rendiamo conto che
se non avessimo prenotato subito il ritorno forse non avremmo trovato posto
sulla barca, così come abbiamo visto succedere ad alcuni ragazzi. Detto questo
non credo che non si riesca poi a trovare un’alternativa, probabilmente la
gente del posto si è adoperata per offrire passaggi in barca ma a quel punto i
prezzi non saranno a buon mercato e sicuramente da trattare. A Cartagena
torniamo all’hotel Magdalena e non possiamo non concludere questa tappa andando
a mangiare alla Taperia! Per fortuna attendiamo davvero poco e riusciamo ad
assicurarci il nostro angolino, tapas e sangria per salutare Cartagena.
11-12 febbraio: Medellin
Facciamo colazione al Gato Negro e con il taxi raggiungiamo
l’aeroporto. Puntuale parte il volo per Medellin, prossima tappa del ns
viaggio. La nostra intenzione è passarci il minimo indispensabile, non ci
affascina come città, sicuramente ha molto da offrire ma abbiamo deciso di dedicarle
giusto il tempo per vedere la Comuna 13 e se riusciamo, la plaza Botero.
L’Amazonia Hostel (booking circa 26 € una notte) è nella zona El Poblado,
quella per intenderci consigliata per alloggiare, in realtà non ci entusiasma,
classico quartiere da grande città, niente di caratteristico. Usciamo subito
per mangiare qualcosa in un piccolo e accogliente bar poco vicino all’hostal,
nel pomeriggio prendiamo un taxi e finalmente raggiungiamo la comuna 13 dove
incontriamo Marilin, la nostra guida contattata tramite Story Tellers. Non
potevamo fare scelta migliore, questo pomeriggio nella Comuna 13 ci fa fare un
tuffo nella storia, negli scontri, nelle guerriglie che questi abitanti hanno
dovuto vivere e subire in prima persona, spesso purtroppo perdendo persone
molto care. Marilin è cresciuta lì e ci spiega tutto in maniera esaustiva e con
tanto coinvolgimento, la visita alla comuna 13 è qualcosa di più che vedere
delle strade, dei graffiti, è immergersi in un quartiere difficile e respirare
la forza di ragazzi che stanno facendo di tutto per cambiare il loro destino e
per scrollarsi di dosso quella maledetta sofferenza imposta da anni di
oppressione, degrado, disagio. Dopo la visita chiediamo a Marilin se ci
consiglia o meno di visitare Plaza Botero ma si è fatto un po' tardi e ci
sconsiglia di andare, così valutiamo se eventualmente provare ad andare il
giorno dopo prima di prendere il bus per Salento.
Rientrati nell’hostal chiediamo informazioni su come
muoverci il giorno successivo e veniamo a sapere che molte strade saranno
chiuse per una gara o qualcosa del
genere, decidiamo quindi di lasciar perdere la visita a plaza Botero, il 12
febbraio facciamo colazione poi con un taxi ci dirigiamo alla stazione dei bus
e ne cerchiamo uno per Salento, purtroppo quello diretto è già pieno ma ci
spiegano che per la connessione è tutto molto semplice, ci spiegherà l’autista
dove scendere, per cui ci fidiamo ed effettivamente non abbiamo problemi a
raggiungere Salento.
12-14 febbraio Salento
Salento è il paese che fa per noi, accogliente,
caratteristico, immerso in un contesto magnifico, ci sentiamo subito a nostro
agio, amiamo la montagna e questo tipo di luoghi. L’accoglienza alla Posada
Martha Tolima (booking 46€ circa 2 notti) è fantastica, ci offrono subito una
piacevole bevanda, ci spiegano tutto quello che si può fare in zona e nel
dettaglio l’escursione alla valle di Cocora che l’indomani vogliamo fare. In
paese non mancano ristoranti, negozi, bar, noi ci siamo trovati benissimo al
Restaurante Andrea, senza l’indicazione avuta alla Posada non ci saremmo mai
capitati, è probabilmente il luogo meno turistico, meno “attraente” che si
trova nella via, è un semplicissimo locale dove la proprietaria cucina, serve,
fa i conti. Per pochi euro si mangia una trota fantastica. Il 13 febbraio con
una delle classiche jeep che attendono in piazza raggiungiamo la Valle di
Cocora per il ns trekking. Come suggerito lo percorriamo in senso antiorario.
E’ un percorso molto bello in un contesto fantastico, la sosta a La casa del
Los Colibrì è una piacevole pausa per bere qualcosa e ammirare i colibrì ma non
aspettatevi nulla di eccezionale. Il tempo è per fortuna ottimo e quando
giungiamo alla valle con le altissime palme la vista è stupenda. IL rientro è
un po' sofferto perché dobbiamo attendere le jeep sotto un sole cocente e per
fortuna, per poco non ci becchiamo un improvviso mega temporale.
Il giorno 14 abbiamo nel tardo pomeriggio il volo per
Bogotà, abbiamo quindi abbastanza tempo a disposizione per dedicarci a
qualcos’altro, non sappiamo se visitare una finca cafetera o se optare per
visitare Filanda, un paese di cui la Lonely spende buone parole. Purtroppo non
credo sia stata fatta la scelta migliore in quanto Filanda proprio non ci
affascina, non troviamo nulla di interessante, ci sorseggiamo un buon caffè,
gironzoliamo un po' ma poi rientriamo a Salento per salutarlo degnamente con un
pranzo nel nostro ristorante di fiducia!
Con un taxi raggiungiamo l’aeroporto, con un volo puntuale
raggiungiamo Bogotà e di nuovo ci dirigiamo alla Candelaria, questa volta
abbiamo cambiato hostal, alloggiamo al Casa Candilejas (circa € 27,00 1 notte)
peccato non averlo scelto anche per le prime notti!!!! E’ meraviglioso, camera
pulita, grande, ogni confort e soprattutto doccia calda!!!! Un lusso nei nostri
22 giorni in Colombia! Assolutamente consigliato.
15 febbraio Bogotà
La mattina ci godiamo una rilassantissima colazione servita
sul terrazzo (e rimpiangiamo di non aver avuto gli stessi semplici confort
all’inizio del ns viaggio), avendo l’aereo di rientro nel pomeriggio abbiamo
qualche ora a disposizione decidiamo di raggiungere il cerro Monserrate.
Andiamo a piedi poi prendiamo la funicolare, la vista da lassù è meravigliosa!
Salutiamo così Bogotà, dall’alto del cerro, con un sole cocente e l’immancabile
cappa di smog che in una città come questa ovviamente non può mancare.
Per raggiungere l’aeroporto ci affidiamo al servizio
transfer offerto dall’hostal, così come abbiamo fatto all’arrivo, sono tutti
efficienti, gentilissimi, ottimi servizi davvero.
Il volo parte puntuale ed eccoci a rientrare da un’altra
bellissima esperienza, anche questa volta non ci siamo sbagliati e il non
fermarci davanti ai pregiudizi ci ha dato l’occasione per scoprire un paese dai
mille volti, un paese che fa pensare, che fa riflettere, che fa meravigliare.
Abbiamo amato tanto le persone, quelle incontrate per strada e con cui abbiamo
avuto l’occasione di scambiare qualche parola, ci hanno chiesto dell’Italia, di
cosa pensiamo di loro, del loro paese. Hanno voglia di riscattarsi, di farsi
conoscere per quello che sono: un paese vivace ed ospitale. Come prima volta in
Colombia abbiamo pensato ad un itinerario molto standard già impostato
dall’Italia e leggermente modificato strada facendo, potendo tornare, credo
sarebbe opportuno osare un po' di più, non parlo di visitare zone remote e
palesemente poco sicure, ma di lasciarsi andare nello scoprire zone magari più
impegnative da raggiungere, e che, per questo, ci hanno fatto desistere
dall’includerle in questa prima esperienza. In realtà, abbiamo constatato che
tanti collegamenti che credevamo complicati, tanti tour su cui avevamo dubbi,
tanti spostamenti, sono decisamente più gestibili di quanto si possa pensare
quando si cerca di organizzarli dall’Italia. Grazie Colombia e grazie Patricia,
sono bastati pochi giorni nel suo hostel per far sì diventasse per noi una
persona indimenticabile. Abbiamo imparato che nei viaggi c’è sempre qualcosa
che “fa la differenza”, qualcosa che la tua mente richiamerà ogni qualvolta
ripenserai al paese che hai visitato… un luogo…un’esperienza…, un episodio…, le persone....
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